Recensione Netflix: Il primo match

Espandendo l’idea alla base del corto omonimo da lei scritto e diretto nel 2010, la regista e sceneggiatrice Olivia Newman si cimenta per la prima volta nella realizzazione di un lungometraggio di più ampio respiro e durata. Distribuito da Netflix, Il primo match è un film drammatico, una coming of age story ambientata in un ghetto di Brooklyn, dove la giovane e turbolenta Monique decide di entrare nella squadra maschile di lotta libera nel tentativo di riallacciare i rapporti col padre, un’ex promessa giovanile dello sport, da poco uscito di prigione.

Il tema è quello della pratica sportiva che trascende la competizione agonistica divenendo possibilità di riscatto dal degrado di un ambiente che non lascia scampo a prospettive e speranze di una vita migliore. Ciò che colpisce è la brutale sincerità adottata dalla Newman nella narrazione, priva di orpelli stilistici e scappatoie atti a smussare gli angoli taglienti tanto della vicenda quanto dei personaggi che la popolano. La stessa protagonista non può di certo essere definita un’eroina nel senso più classico del termine; eppure è proprio grazie all’onestà e allo sguardo lucido della regia che i suoi difetti e le sue debolezze acquisiscono un’umanità con la quale noi come spettatori possiamo empatizzare. I passi falsi di Monique non ci urtano, perché sono sempre ben chiare e credibili le motivazioni che la spingono a compiere quelle scelte specifiche.

Impossibile non menzionare il merito dell’ottima interpretazione di Elvire Emanuelle, capace di incarnare al contempo la resilienza e la vulnerabilità di una ragazza di colore alla ricerca della stabilità e sicurezza che solo i legami famigliari possono dare, nonché alle prese con l’ostracismo di uno sport dominato dagli uomini.

Con la scena finale, Il primo match schiva anche l’ultimo cliché in agguato, quello del lieto fine banalmente forzato, optando per un messaggio più autentico e adatto ad una storia di questo tipo: a volte ciò che si crede di volere non corrisponde necessariamente a ciò che è davvero meglio per noi.

Lascia un commento