Annientamento e la fantascienza di qualità

Per anni uno dei collaboratori più stretti di Danny Boyle nelle vesti di sceneggiatore (The Beach, 28 giorni dopo, Sunshine), nel 2015 Alex Garland passa dietro la macchina da presa con Ex machina, uno dei film di fantascienza meglio accolti dalla critica degli ultimi tempi. Con Annientamento, Garland si cimenta nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Jeff VanderMeer, regalandoci un instant cult altamente denso di significati e livelli di lettura che ne innalzano il valore ben al di sopra del mero prodotto di intrattenimento action che l’ingannevole trailer confezionato da Paramount lascia supporre.

Natalie Portman intepreta la biologa ed ex-soldato Lena, moglie di un militare (Oscar Isaac, Ex machina) scomparso mesi addietro nel corso di una missione segreta. Quando l’uomo riappare inspiegabilmente in condizioni critiche, Lena si mette in cerca di risposte unendosi ad una squadra di scienziate inviata ad investigare il fenomeno alieno che si sta espandendo dalla zona denominata “il bagliore”.

Piange il cuore a pensare che un’autentica esperienza cinematografica come questa non sarà distribuita nelle sale al di fuori degli Stati Uniti. Purtroppo Paramount ha preferito cedere i diritti per la distribuzione alla piattaforma di Netflix, nel tentativo di contenere eventuali ulteriori perdite, dopo i flop al botteghino di opere non convenzionali come Madre!, Suburbicon e Downsizing – Vivere alla grande. Il mondo onirico e meraviglioso di Annientamento avrebbe certamente meritato di essere ammirato sul grande schermo, in tutta la sua insidiosa e terrificante bellezza colma di minacce spesso celate allo sguardo ma sempre percepibili e in agguato.

La colonna sonora accentua la sensazione di straniamento e alienazione, mentre ai pericoli dell’ambiente circostante vanno a sommarsi quelli originati dalle paure, dai sensi di colpa e dalle debolezze di Lena e dei membri del suo team. L’autodistruzione, tema portante, inizia per sua stessa definizione dall’interno.

Annientamento si muove con maestria sulla linea sottile che permette ad un film sci-fi impegnato di mantenere intatti il fascino e il mistero della propria atmosfera, pur fornendo allo spettatore tutti gli indizi necessari a interpretarne il contenuto e a formare le proprie ipotesi riguardo gli aspetti più ambigui e intriganti della trama.

Siamo solo a marzo, ed è forse prematuro lasciarsi andare a pronostici di questo tipo. Ma l’opera seconda di Garland potrebbe facilmente guadagnarsi una posizione nella classifica dei miei preferiti del 2018.

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