Waco (Miniserie, 2018)

Mandata in onda negli Stati Uniti da Paramount Network, Waco è una ricostruzione in sei episodi del tragico assedio consumatosi nel 1993 presso l’omonima cittadina del Texas, dove per 50 giorni gli appartenenti alla setta religiosa dei davidiani si opposero all’espugnazione del loro ranch da parte degli agenti dell’FBI e del Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms. L’operazione culminò con un incendio di origini mai del tutto chiarite nel quale persero la vita 76 persone, fra le quali numerosi bambini.

La miniserie creata e diretta da John Erick Dowdle (Quarantena, Necropolis – La città dei morti, No Escape – Colpo di stato) è una di quelle produzioni televisive che rendono lecito domandarsi se il piccolo schermo non rappresenti davvero il futuro della narrazione per immagini. Dowdle e la collega alla regia Dennie Gordon si impegnano nell’ambizioso progetto di raccontare con lucidità ed imparzialità eventi altamente controversi, i cui resoconti, quelli della versione ufficiale e quelli dei sopravvissuti, riportano versioni dei fatti diametralmente contrastanti fra loro.

Il ricordo di ciò che accadde a Waco 25 anni fa è ancora vivido nell’immaginario collettivo di una nazione ora più che mai divisa e sensibile ad uno dei temi portanti dell’intera vicenda e di conseguenza dello show: lo scontro fra libertà individuale e ingerenza governativa. Tanto all’epoca quanto oggi, non mancano coloro che vedono nelle azioni dell’FBI un’aggressione ingiusta e sproporzionata ai danni di cittadini americani, condotta con metodi disumani e successivamente insabbiata dalle autorità. Così come non poche sono state le critiche attirate da Dowdle per aver mostrato, secondo alcuni, un’eccessiva empatia nei confronti del personaggio di David Koresh, il carismatico leader della setta.

A mio avviso, non siamo in presenza di un tentativo di mistificazione storica da parte dell’autore della serie, che è stata sceneggiata partendo dalle testimonianze contenute nei libri del negoziatore Gary Noesner e del membro dei davidiani David Thibodeau. Koresh viene dipinto sì nella sua umanità, ma non ne vengono di certo occultate l’ipocrisia e le meschinità frutto del suo ego e delle sue manie messianiche. Al contempo, emerge la scarsa lungimiranza e gli errori grossolani commessi dalle autorità federali nel gestire un conflitto che, con il senno di poi, non poteva avere altro esito che la catastrofe. Koresh ed FBI sono i rappresentanti dello scontro fra visioni contrapposte della realtà, quella libertaria e quella autoritaria, quella spirituale e quella secolare, entrambi incapaci di scendere a compromessi e forse entrambi equamente responsabili. Se Dowdle mostra di cedere alla solidarietà e alla compassione, è verso le vittime prese nel fuoco incrociato e i loro famigliari lasciati per mesi con il fiato sospeso.

Dal punto di vista artistico, Waco può contare sulle intense performance di un cast capitanato dal sempre ottimo Michael Shannon (La forma dell’acqua) nei panni del negoziatore Gary Noesner e da Taylor Kitsch (John Carter, True Detective) nel ruolo di David Koresh. Entrambi gli interpreti meritano di essere presi in considerazione come candidati per la prossima award season. A sostenerli troviamo Melissa Benoist (protagonista di Supergirl), Andrea Riseborough (Oblivion, La battaglia dei sessi), Rory Culkin (Scream 4), Paul Sparks (House of Cards) e John Leguizamo (Moulin Rouge!).

I dialoghi ricreano in maniera organica e realistica non solo ciò che è noto dalle registrazioni e dai documenti pubblici, ma anche gli aspetti più intimi delle vite degli abitanti del ranch e delle loro relazioni umane. La meravigliosa colonna sonora composta da Jeff Russo e Jordan Gagne accompagna le terribili sequenze della tragedia nell’ultimo episodio di questa toccante limited series che non può che essere consigliata senza riserve.

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